Il Bauer rappresenta la naturale evoluzione delle attività formative sviluppate dalla Scuola del Libro della Società Umanitaria a partire dal 1904. All’inizio del novecento la didattica dei corsi faceva riferimento all’esperienza delle Arts and Crafts inglesi. Nel secondo dopoguerra – con la direzione di Michele Provinciali dal ’54 e di Albe Steiner dal ’59 – sono stati attivati i primi corsi di Fotografia e di Progettazione grafica in Italia.
I corsi di fotografia vengono attivati nel 1954 sotto la direzione di Provinciali, autorevole progettista formatosi alla New Bauhaus di Chicago, con la direzione di László Moholy-Nagy. Dal ’59, Steiner, dopo l’esperienza del Convitto Scuola Rinascita, ripropone i livelli culturali e le metodologie didattiche già sperimentate negli anni ‘30 dalla Bauhaus tedesca e nel dopoguerra dalla Scuola di Ulm.
Nei primi anni ottanta, i corsi di formazione professionale della Società Umanitaria passano alla Regione Lombardia con la denominazione CFP Riccardo Bauer a segnare continuità anche nel nome. Nel 2002 la formazione professionale viene presa in carico dalla Provincia di Milano fino alla costituzione, nel 2008, di AFOL Milano.
Da oltre mezzo secolo i corsi formano professionisti della fotografia e della comunicazione visiva con il contributo di importanti autori, professionisti e critici che riconoscono nella formazione professionale del Bauer l’unica realtà italiana confrontabile con le esperienze europee ed extra europee di livello universitario.
Negli ultimi anni si sono attivati corsi dedicati a professionalità contigue alle precedenti e inserite a pieno titolo nella contemporaneità della comunicazione visiva digitale e multimediale.
BAUHAUS
La scuola fu fondata da Walter Gropius a Weimar nel 1919, dalla fusione della Accademia di Belle arti e della Kunstgewerbeschule.
Questa origine esemplifica il programma della nuova scuola che intendeva formare artefici – né artisti, ne artigiani -.
La scuola iniziò in un clima di grande difficoltà pratiche nella Germania sconfitta del primo dopoguerra. Proprio a Weimar, negli stessi mesi, fu approvata la costituzione e si insediò il primo governo della repubblica democratica che sarà spazzata via dal nazismo nel 1933. Gropius fu a capo della scuola, per un decennio,
fino al 1928, seguito da Hannes Meyer e Ludwig Mies van der Rohe.
I primi anni di attività della scuola furono caratterizzati da un’impronta quasi esclusivamente artistica dovuta alla presenza di Johannes Itten.
Il Bauhaus venne inizialmente sovvenzionato dalla città di Weimar dove rimase fino al 1925. La sede si spostò quindi a Dessau, nell’edificio appositamente progettato da Gropius, una sorta di manifesto del nuovo clima razionalista che andava imponendosi nella cultura architettonica europea, e di cui il Bauhaus di Dessau divenne il principale centro propulsore. Dal 1928 Gropius, pur rimanendo punto di riferimento della scuola, lasciò la direzione ad Hannes Meyer che tentò di dare alla scuola un’impronta tecnicista, funzionalista ed antiestetica. Le sue esplicite simpatie comuniste, in un clima
politico ormai compromesso, lo costrinsero alle dimissioni, tra molte polemiche. I nazisti infatti si opposero al Bauhaus per tutti gli anni venti reputando la cultura internazionalista della scuola un grave attacco al nazionalismo tedesco. Dal 1930, fino alla chiusura nel ’33, il direttore fu Ludwig Mies van der Rohe
L’eredità permanente che ha lasciato la scuola e che influenza l’insegnamento, soprattutto dell’industrial design, sono le innovazioni didattiche.
L’organizzazione dei corsi subì molte modifiche, ma alcuni aspetti continuano ad essere universalmente collegati al Bauhaus. Inizialmente, uno dei principali obiettivi del Bauhaus fu di unificare arte, artigianato e tecnologia. Da questa finalità, possiamo dire che presso il Bauhaus assistiamo alla nascita del design (ma anche tipografia, fotografia, colore…) inteso come unione di tecnica ed arte; come docenti fondatori vennero chiamati artisti come Vasilij Kandinskij e Paul Klee.
Si teneva in gran conto la rifondazione di una didattica delle nascenti arti industriali. Un’altra innovazione importante fu il Vorkurs cioè corso preliminare. Tale attività didattica, svolta prima da Itten e poi da Moholy-Nagy, corrisponde al moderno corso di basic design che è diventato uno degli insegnamenti fondamentali di tutte le
scuole di architettura e industrial design del mondo.
RICCARDO BAUER
Riccardo Bauer nasce a Milano nel 1896. Dopo la laurea in scienze economiche partecipa da volontario alla prima guerra mondiale E’ prima segretario poi direttore del Museo sociale della Società Umanitaria di Milano, carica dalla quale fu rimosso dai fascisti nel 1924. Collaboratore de La Rivoluzione liberale di Piero Gobetti e, fondatore con Ferruccio Parri e altri del settimanale “Il Caffè”, viene arrestato più volte e, nel 1927, confinato a Ustica e a Lipari. Iniziata la sua collaborazione con l’Umanitaria nel periodo pre-bellico – nel 1910 viene chiamato a riordinare il Museo Sociale attività che termina nel 1924 – Bauer torna all’Umanitaria nel 1946, dove rimarrà fino al 1969, deciso soprattutto a sperimentare i lineamenti di una concreta esperienza democratica attraverso un’opera di istruzione professionale, di educazione degli adulti, e di approfondimento socio-culturale, che non ha avuto confronti nell’Italia del secondo dopoguerra. Se l’Umanitaria è diventata “centro sperimentale di iniziative sociali”, il merito non va ovviamente solo a Bauer, ma si deve alla sua capacità il coinvolgere esperti e professionisti che sotto la sua guida hanno fatto rinascere e insieme hanno attualizzato un programma di iniziative già in passato tese a trasformare l’addestramento in formazione professionale. Tale approccio, se ha dato frutti positivi, non ha mancato di scontrarsi con la contestazione giovanile degli anni Sessanta e Settanta. Bauer si dimetterà nel 1969 per continuare la sua opera di insegnamento fino alla morte nel 1982.
LA SCUOLA DEL LIBRO
Nel 1867 il Pio Istituto Tipografico apre una Scuola Professionale e appena tre anni dopo la rivista “L’Arte della Stampa” ne critica il metodo. Nel 1884 riprende l’attività formativa, grazie ad un accordo intercorso fra le quattro società tipografiche cittadine, quali il Pio Istituto Tipografico, la Società di Mutuo Soccorso tra gli Impressori, la Sezione Milanese dei Combinatori e quella degli Impressori. Nel 1904 nasce la Scuola del Libro all’interno dei corsi di formazione professionale della Società Umanitaria.
UMANITARIA
1892 Il Comune di Milano eredita il lascito di Prospero Moisè Loria, al fine di dar vita ad un’istituzione benefica, voluta dal testatore stesso.
1893 Anno di fondazione dell’Umanitaria. Nasce come istituto che cerca di creare istruzione e lavoro per le classi sociali meno abbienti. L’attività di tale istituzione è contrastata dalle forze conservatrici, poichè in essa è vista una pericolosa forza socio-politica innovatrice a favore della classe lavoratrice. Manifesto realizzato da Albe Steiner e allievi per l’Umanitaria 1897 Inizio attività didattica tramite scuole professionali, dotate di laboratori per addestramento pratico.
1903 Inizio attività scuole di arte applicata all’industria.
1911 Fondazione del Teatro del Popolo, dove collaborano i più autorevoli artisti del tempo.
1914 Fondazione quartieri di edilizia popolare e della Casa dei Bambini, nella quale viene applicato il metodo Montessori che da vita ai corsi magistrali per la preparazione delle educatrici di infanzia.
1919-22 Esposizioni d’arte applicata, convegni e studi sull’orientamento professionale. Tali attività si ispirano alle Arts and Crafts inglesi di Ruskin e Morris e portano alla formazione dell’Università delle Arti Decorative fondata nel 1923 dalla Società Umanitaria nella Villa Reale di Monza.
1923 Prima Mostra Internazionale delle Arti Decorative presso la Triennale di Milano. L’attività svolta dall’Umanitaria non si limita al campo sociale: viene fondata una biblioteca di notevole importanza, oltre che il “Museo Sociale”, che doveva essere un laboratorio del mondo del lavoro.
1924 Le attività culturali dell’Umanitaria vengono interrotte dal Regime Fascista perchè ritenute eccessivamente progressiste. Restano in vita le scuole professionali.
1933 Nasce la rivista “Campo grafico” diretta da Attilio Rossi: i fondatori della rivista sono stati allievi di Raffaello Bertieri alla Scuola del Libro. Si tratta della prima pubblicazione italiana volta all’analisi del progetto grafico e alla definizione della figura del progettista.
1943 A seguito di bombardamenti la sede dell’Umanitaria viene distrutta.
1945-53 Alla fine della guerra il comune di Milano bandisce un concorso pubblico vinto dall’architetto Romano. Il progetto ripropone una tipologia architettonica evocativa della sede della Bauhaus di Dessau, progettata da Gropius, con l’intento di rimarcarne l’eredità culturale.
1954 Riprendono le attività dei corsi: direttore della Scuola del libro è Michele Provinciali, nel ’59 sostituito da Albe Steiner. Nei corsi di fotografia insegnano Arcari, Monti, Mazzocchi, in quelli di grafica Fronzoni, Tubaro, Silvestrini, Mari; Podini, Ghedina, Pavanati e Canton ai poligrafici.
1963-1980 Alla fine degli anni Sessanta vengono aperti corsi diurni triennali per assistenti grafici e fotografi, per argentieri, per fotolitografi, meccanici, elettromeccanici. Continuano le attività serali per studenti lavoratori.
ARTS AND CRAFTS
Movimento fondato in Inghilterra nel XIX secolo da William Morris. Lo scopo principale dell’ ideatore di questa corrente è promuovere un avvicinamento tra l’arte e l’industria, per realizzare prodotti industriali di elevata qualità artistica voalorizzando l’esperienza artigianale.
SCUOLA DI ULM
La scuola di Ulm è stata una scuola di progettazione grafica e di industrial design che ha raccolto nel secondo dopoguerra l’eredità delle scuole tedesche (Bauhaus) e sovietiche (Vchutemas), nate negli anni Venti e Trenta per l’esigenza di dare un carattere scientifico e accademico alla professione di progettista. Fondata nel 1954 sotto la direzione di Max Bill, architetto e grafico, progettista della sede della scuola, ex allievo del Bauhaus e ancora legato allo spirito del funzionalismo, fu attiva fino al 1968.
AUTORI, PROFESSIONISTI E CRITICI
comunicazione visiva
Franco Achilli, Bruno Armada, Cristina Balbiano, Renato Barboro, Mario Belli, Valeria Bucchetti, Francesco Camagna, Martin Cannas, Massimo Casamenti, Francesca Ceccoli, Paolo Ciampagna, Simone Ciotola, James Clough, Pietro Corraini, Max Croci, Cromazoo – Michela Buttignol Gianluca Contaldi Francesco Fioretto, Aldo Colonetti, Francesco Dondina, A G Fronzoni, Alfonso Grassi, Giancarlo Iliprandi, Rosa Maria Lettieri, Giancarlo Livraghi, Massimiliano Maini, Giorgio Mameli, Alberto Marangoni, Enzo Mari, Sergio Menichelli, Marco Miglio, Maurizio Milani, Mauro Muroni, Ilio Negri, Bob Noorda, Franco Origoni, Otolab – Massimiliano Gusmini, Lucio Passerini, Michele Patanè, Marco Pea, Luciano Perondi, Antonia Pessina, Mario Piazza, Gianluca Poletti, Pietro Pradella, Michele Provinciali, Cecco Re, Anna Ronchi, Daniela Rossi, Anna Scotti, Cristina Seresini, Narciso Silvestrini, Alberto Soi, Albe Steiner, Lica Steiner, Yuh-Kuo Tai, Valentina Tampellini, Guido Tognoni, Pino Tovaglia, Antonio Tubaro, Alessandro Vicari, Massimo Vignelli, Mario Zacchetti.
fotografia
Antonio Arcari, Giampietro Agostini, Renato Barbato, Gabriele Basilico, Otello Bellamio, Silvia Berselli, Arianna Bianchi, Fabio Boni, Luigi Brenna, Christopher Broadbent, Leonardo Brogioni, Maurizio Buscarino, Giovanna Calvenzi, Marco Capovilla, Luca Casonato, Paolo Castelli, Vincenzo Castella, Fabrizio Cicconi, Cesare Colombo, Gianni Comunale, Bruno di Bello, Paola di Bello, Ilic Feroldi, Patrizia Ferreri, Massimiliano Foscati, Vittore Fossati, Moreno Gentili, Roberto Ghislandi, Bruna Ginammi, Paolo Gioli, Sergio Giusti, Gabriella Guerci, Guido Guidi, Arno Hammacher, Fabio Impero, Tiziana Jelo, Francesco Jodice, Armin Linke, Andrea Lissoni, Laura Losito, Uliano Lucas, Sara Maestranzi, Occhiomagico Giancarlo Maiocchi, Roberto Marossi, Gianfranco Mazzocchi, Maurizio Mazzucchi, Lorenzo Mercoli, Paolo Monti, Toni Nicolini, Enzo Nocera, Simona Ongarelli, Alice Pistocchi, Carlo Polvara, Diana Quarti, Francesco Radino, Claudio Sabatino, Luciano Soave, Studio Azzurro, Ivan Taborri, Luca Tamburlini, Maurizio Telloli, Toni Thorimbert, Marco Vagnetti, Roberta Valtorta, Raffaele Vertaldi, Walter Vicenzi, Diletta Zannelli, Miro Zagnoli, Natale Zoppis.
MICHELE PROVINCIALI
Michele Provinciali si laurea nel 1947 ad Urbino; nel 1951 vince una borsa di studio che lo conduce a Chicago a frequentare l’institute of Design fondato da Moholy-Nagy dove incontra Harry Callahan, autorevole fotografo e insegnante. Nel 1954, al rientro in Italia, viene nominato direttore della Scuola del Libro della Società Umanitaria e avvia i primi corsi di fotografia. Riceve il compasso d’oro per l’orologio Solari ed inizia un’intensa attività di direzione artistica con le maggiori testate e industrie italiane. Collabora con Michelagelo Antonioni, Gio Ponti, Vico Magistretti, Alberto Rosselli, Valerio Morpurgo, i fratelli Castiglioni. Intorno alla metà degli anni sessanta, con Ugo Mulas realizza il volume “New York arte e persone”, uno dei più importanti libri fotografici italiani del dopoguerra. Dal 1971 è docente al corso superiore di grafica all’ISIA di Urbino. Continua l’attività sia professionale che artistica fine alla scomparsa nel 2009.
ALBE STEINER
Albe Steiner nasce a Milano nel 1913. Comincia la sua attività di grafico nel 1939.
Nel secondo dopoguerra realizza il progetto grafico del “Politecnico” diretto da Elio Vittorini e di “Milano Sera”. Per Einaudi realizza la “Biblioteca del Politecnico”.
Dal 1946 aI 1948 è in Messico con Vittorio Vidali, il comandante Carlos della guerra di Spagna, Diego Rivera, Alfaro Siqueiros, Leopoldo Mendez e l’architetto Hannes Meyer, ex direttore del Bauhaus, con cui collabora alla campagna di alfabetizzazione, e al “Taller de grafica popular”.
Rientra in Italia nel 1948, partecipa attivamente alle iniziative di informazione e di propaganda del partito comunista. Dallo stesso anno insegna al Convitto Rinascita e poi all’Umanitaria, dove dal 1959 al 1974 – anno della sua scomparsa – è direttore della Scuola del Libro. Fino al ’71 è insegnante anche all’ ISIA di Urbino. E’ fondatore e membro del Sindacato Artisti di Milano e Nazionale, del Centro Studi Grafici, dell’Agi (Alliance graphique internationale), del movimento di Studi di Architettura, dell’ADI(Associazione disegno industriale), dell’Aigec, dell’Anedi (Albo nazionale esperti d’imballaggio), dell’Icta (International center for the typographic arts).
Promuove incontri e dibattiti e propone strutture organizzative per un riconoscimento della grafica e del design sul piano tecnico, professionale e politico. Impagina numerose riviste di fotografia, design e di architettura moderna fra cui “Note fotografiche”, “Radiofoto”, “Cantieri”, “Stile Industria”, “Interiors” (Usa), “Metron”, “Costruzioni Casabella”, “Domus”, “Edilizia Moderna”. Collabora alla redazione di gran parte delle riviste culturali della Sinistra italiana, quali l’”Emilia”, “Realismo”, “Il Contemporaneo”, “Problemi del socialismo”, “Tempi Moderni”, “la Sinistra”, “Marche Nuove”, “Modena oggi”, “Utopia”, “l’Erba voglio”, “Rinascita”.
Ha lavorato per le più importanti industrie italiane tra cui: la Bemberg, l’Agfa, l’Aurora, la Linoleum, la Pirelli, la Heller, l’Olivetti, la Bertelli, la Pierrel, la Coop, la Rinascente, ecc. Partecipa a parecchie esposizioni, da quelle commerciali della Fiera di Milano a quelle culturali come quelle delle Triennali e nel 1972 alla Biennale di Venezia dove allestisce il padiglione della Grafica sperimentale per la stampa.
L’idea del mestiere di grafico per Albe Steiner – ripetuta in più luoghi della sua produzione teorica – è che “ricerca è cultura”. Steiner accoglie in questo senso la lezione della avanguardie storiche degli Anni ‘30, prima fra tutte la Bauhaus . L’innovazione formale è innovazione sociale quando si rende pubblica, comunicativa di valori culturali e politici. In questo orizzonte il segno grafico è necessariamente segno comunicativo, funzionalità espressiva chiaramente riconoscibile e sintetica. Questo concetto di valore comunicativo dell’immagine, di creatività progettuale intesa come manifestazione della coscienza culturale è evidente in tutta l’attività progettuale di Steiner. La sperimentazione formale e la teoria devono così verificarsi nella pratica del confronto con le tecniche e i materiali.
