Il progetto fotografico di Pietro Cassini rilegge l’iconografia di Bacco attraverso una figura contemporanea, fragile e solitaria. Alla vitalità e all’abbondanza associate al dio del vino si sostituisce un corpo esile, immerso in un ambiente artificiale. La natura lascia spazio alla plastica: superfici sintetiche e involucri prendono il posto di tralci di vite e foglie, mentre l’ebbrezza perde la sua dimensione collettiva e diventa isolamento.
Il vino resta al centro della rappresentazione, ma la sua sacralità sopravvive come un’eco lontana. La presenza divina appare sospesa, vulnerabile, privata dell’esuberanza che caratterizza il mito.
Le immagini conservano una qualità eterea e un linguaggio vicino alla pittura. La delicatezza della luce e delle atmosfere contrasta con la natura industriale dei materiali, accentuando la tensione tra bellezza e straniamento.
Attraverso questo contrasto, Bacco moderno indaga la trasformazione del mito nel presente e il rapporto tra corpo, natura e artificio.


