Pulito, schietto, serio, sincero, sorridente, amico. Sempre giovane e vicino ai giovani. Così ricorderemo con affetto e ammirazione Giampietro Agostini, fotografo sensibile e affettuoso docente al Centro Bauer, l’amata scuola nella quale aveva studiato a metà anni Ottanta e che aveva completamente cambiato la sua vita. Era nato a Borgo Valsugana nel 1960. A Milano gli studi, il lavoro, le relazioni, ma il cuore sempre nelle sue montagne, dove tornava appena possibile. Agli esordi, nella seconda metà degli anni Ottanta, si era dedicato al reportage (la situazione sociale in Irlanda, la vita degli zingari), ma presto aveva spostato la sua attenzione sui temi importanti che a partire dai primi anni Ottanta hanno impegnato molti fotografi italiani: la città, fotografata sia di giorno sia di notte, nei suoi aspetti monumentali e nelle periferie, le strutture industriali, gli oggetti e tutto ciò che abbiamo prodotto nel tempo nel grande processo di creazione del nostro ambiente antropizzato. Ma anche il paesaggio naturale a lui così necessario, nel quale rintracciava trame, geometrie, percorsi. E in un paesaggio di montagna la sua vita è giunta a termine.
Giampietro ha avuto collaborazioni istituzionali molto importanti: con l’Ufficio Mondo Popolare della Regione Lombardia (oggi AESS – Archivio di Etnografia e Storia Sociale), con la Provincia di Milano per il progetto Archivio dello spazio, parte del progetto Beni architettonici e ambientali, con la Regione Lombardia per il progetto Osserva.Te.R., con la Provincia di Bolzano, con l’Archivio Fotografico del Comune di Milano al Castello Sforzesco, con la Fondazione AEM, con la quale ha realizzato anche il recentissimo volume AEMetropoli. Il suo lavoro è stato pubblicato in molti volumi e cataloghi collettivi e in numerose monografie.
Giampietro è stato parte attiva di una cultura della fotografia che si è andata sviluppando dagli anni Ottanta a oggi. Ha vissuto prima da studente, poi da fotografo e docente, la trasformazione della fotografia da documento e disciplina professionale ad arte consapevole e più libera, senza contraddizioni, con attitudine riflessiva e in modo armonioso. Nel suo sorriso, nelle sue parole piene di misurata allegria, nel suo lavoro sempre attento e delicato, abbiamo letto, nel tempo, il profondo cambiamento di una cultura.
Grazie Giampietro, per la tua onestà, la tua gentilezza, i tuoi occhi di studente, fotografo, docente, figlio, padre.